Hristijan Mickoski, primo ministro della Macedonia del Nord, ha dichiarato che l’ex premier Nikola Gruevski verrebbe inviato direttamente in carcere qualora facesse ritorno nel Paese, sottolineando che una sentenza definitiva nei suoi confronti resta in vigore nonostante anni di controversie politiche legate alla sua fuga in Ungheria.

“Se Gruevski dovesse comparire in Macedonia del Nord, le autorità di polizia lo condurrebbero immediatamente a scontare la sua pena detentiva”, ha affermato Mickoski, evidenziando che il governo è tenuto ad applicare la legge in modo uguale per tutti e che eventuali rimedi legali a disposizione dell’ex primo ministro potrebbero essere esercitati solo dopo la sua detenzione.

La dichiarazione è politicamente significativa non solo perché proviene dall’attuale capo del governo, ma anche perché Mickoski è il successore politico di Gruevski alla guida del VMRO-DPMNE. Fu infatti lo stesso Gruevski a indicarlo come proprio erede prima di fuggire dal Paese, anche se i rapporti tra i due si sono da tempo deteriorati.

La questione è tornata al centro del dibattito pubblico dopo che il futuro primo ministro ungherese Péter Magyar ha definito Gruevski un “criminale internazionale” che non ha posto in Ungheria, lasciando intendere che il rifugio politico dell’ex leader macedone a Budapest potrebbe presto giungere al termine.

Gruevski, in carica come primo ministro dall’agosto 2006 al gennaio 2016, è stato condannato nel settembre 2018 a due anni di carcere. Pochi giorni prima dell’arresto, il 12 novembre 2018, fuggì dalla Macedonia del Nord attraversando Albania, Montenegro e Serbia con l’aiuto della polizia ungherese, per poi ottenere asilo politico dal governo di Viktor Orbán nello stesso mese.

La sua fuga è diventata uno degli episodi più controversi della recente politica macedone, intrecciando dinamiche interne di potere con più ampi allineamenti regionali. Gruevski e l’ex presidente Gjorge Ivanov sono stati figure centrali del progetto di “antichizzazione”, un processo nazionalista di costruzione statale che ha accentuato l’isolamento internazionale del Paese e di fatto congelato per anni il percorso di integrazione europea.

Oggi, mentre i cambiamenti politici a Budapest ridefiniscono il contesto esterno del caso, la questione Gruevski torna a mettere alla prova gli equilibri interni a Skopje.

Il leader dell’opposizione Venko Filipče ha accolto con favore la sconfitta elettorale di Orbán e ha collegato l’ascesa di Magyar a un più ampio indebolimento dei leader regionali consolidati. A suo avviso, il cambiamento in Ungheria potrebbe anticipare trasformazioni politiche anche nei Balcani occidentali, inclusi Serbia e Macedonia del Nord.

Eppure Mickoski, Filipče e persino il partner di coalizione di Mickoski, Maksim Dimitrievski, si sono tutti congratulati pubblicamente con Magyar, nonostante le profonde divergenze nelle rispettive agende politiche interne.

Mickoski esercita oggi un’autorità quasi senza rivali sia all’interno del partito sia nel governo, dopo la netta vittoria elettorale del 2024 sui socialdemocratici. Ha consolidato il partito attorno a una linea dura sulle modifiche costituzionali, in particolare sul rifiuto di includere i bulgari nella Costituzione, una posizione che continua a bloccare l’avvio dei negoziati con l’Unione europea.

Allo stesso tempo, una parte della base del partito ha storicamente mantenuto simpatie per Gruevski, mentre alcune reti legate all’ex premier sono ritenute ancora influenti.

Questo spiega perché l’eventualità di un suo ritorno sia politicamente sensibile ben oltre la dimensione giuridica. Per Mickoski, far eseguire la condanna significherebbe rafforzare il proprio messaggio sullo stato di diritto e prendere le distanze dalle accuse di proteggere il suo predecessore. Ma comporterebbe anche il rischio di riaprire vecchie fratture interne al VMRO-DPMNE e riattivare rivalità sopite nel campo di governo.

Il rapporto personale tra i due è teso da anni. Già nel 2023, quando era ancora leader dell’opposizione, Mickoski accusò pubblicamente Gruevski di aver condotto trattative segrete con le autorità per vantaggi personali, definendole una “strana svolta del destino” in cui l’ex premier stava “pugnalando il partito alle spalle”.

Le questioni giudiziarie irrisolte che riguardano Gruevski potrebbero complicare ulteriormente qualsiasi scenario di rientro. Un altro procedimento in cui figura come imputato ha già visto cambiamenti a livello di procura, sollevando nuovi interrogativi sulla rapidità con cui la magistratura potrebbe agire in caso di estradizione o ritorno volontario.

Molto dipenderà ora dagli sviluppi a Budapest. Mentre Magyar si prepara ad assumere l’incarico nelle prossime settimane, il suo governo dovrebbe riesaminare lo status delle figure politiche straniere protette da Orbán, inclusi ex funzionari polacchi e lo stesso Gruevski.

“L’Ungheria non sarà una discarica per criminali stranieri”, ha dichiarato Magyar, citando esplicitamente Gruevski tra coloro che, a suo avviso, non dovrebbero più beneficiare della protezione ungherese.

Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.

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